TIBET: CINA,MONACI NON SARANNO PUNITI MA TEMPLI RESTANO CHIUSI
(AGI/REUTERS/AFP) - Lhasa, 28 mar. - Non andranno apparentemente incontro a rappresaglie i monaci buddhisti che ieri, mettendo in grave imbarazzo le autorita’ filo-cinesi, erano riusciti a superare gli sbarramenti e a raggiungere i 26 giornalisti stranieri cui, per per prima volta dall’inizio delle violenze, e’ stato consentito entrare in Tibet, in visita ‘guidata’ di tre giorni: con gli ospiti i religiosi, una trentina, tutti appartenenti allo storico monastero di Jokhang, avevano denunciato di essere di fatto prigionieri, difendendo il Dalai Lama e accusando il regime di Pechino di mentire su quanto sta accadendo nella regione himalayana. “Quei monaci non saranno puniti”, ha assicurato a 24 ore di distanza Baema Chilain, vice presidente della Regione Autonoma Tibetana, il governo locale controllato dalla Repubblica Popolare. “Quello che hanno affermato pero’ non e’ vero”", si e’ affrettato ad aggiungere Chilain. “Stavano cercando di fuorviare l’opinione pubblica mondiale. I fatti”, ha sottolineato, “non debbono essere distorti”. Nell’intera capitale tibetana nel frattempo rimangono sprangate le porte di tutti i monasteri buddhisti, dove i seguaci del Dalai lama sarebbero rinchiusi ormai da due settimane, quando dilagarono le proteste di piazza da essi stessi promosse. (AGI)
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