TIBET: MESTO CAPODANNO; DALAI LAMA TEME NUOVA REPRESSIONE
(AGI/AFP/REUTERS) - Pechino, 25 feb. - Un giorno di lutto e di preghiera in un Tibet blindato, nel timore di una nuova repressione da parte del governo cinese. Cosi’ il popolo tibetano ha festeggiato il suo Capodanno (Losar), a quasi un anno dai violenti scontri di Lhasa tra esercito cinese e manifestanti che provocarono un centinaio di di morti. In un messaggio, il Dalai Lama ha affermato che il giro di vite nella provincia, con migliaia di agenti nelle strade, mira a provocare una reazione della popolazione per giustificare “una repressione inimmaginabile e senza precedenti”.
In un giorno in cui era alto in Tibet e nel resto della Cina il timore di attentati, nei pressi della piazza Tienanmen di Pechino tre persone si sono date fuoco per protesta. Due dei manifestanti, un uomo e una donna, sono stati ricoverati in ospedale: l’uomo, 59 anni, e’ rimasto seriamente ustionato con ferite al collo e alla testa, mentre la donna, 58 anni, rischia di perdere alcune dita della mano. Secondo le autorita’ cinesi, tuttavia, non si e’ trattata di una manifestazione politica ma di una protesta per “problemi personali”.
Intanto, le strade di Lhasa - hanno raccontato gli abitanti - sono presidiate da un numero enorme di poliziotti. Un rafforzamento delle misure di sicurezza che, secondo il Dalai Lama, ha l’obiettivo di provocare il popolo tibetano per poi procedere a una nuova “inimmaginabile” repressione. Accogliendo la richiesta della guida spirituale, la maggior parte dei tibetani ha deciso di non festeggiare il capodanno e di dedicare la giornata alla preghiera e al lutto per tutti i morti per mano del governo cinese dal 1951.
La tensione si prevede ancora piu’ alta il prossimo mese che segnera’ l’anniversario dei 50 anni dall’esilio della guida spirituale tibetana, dopo aver guidato la fallita insurrezione contro la Cina. Le agenzie di viaggio hanno avvertito che le autorita’ di Pechino impediranno l’ingresso in Tibet ai turisti per tutto il mese di marzo. (AGI)
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