FOOD: 4,5 MLN ITALIANI METTONO CIBO AL CENTRO INTERESSI
(AGI) - L’Aquila, 29 set. - I foodies in Italia sono il 9,8% della popolazione (compresa tra i 15 e 74 anni), circa 4,5 milioni di persone. Tutt’altro che un’elite’ rarefatta, sono il segno tangibile di una rivoluzione democratica in corso - solo due anni fa erano l’8,6% e crescono al ritmo di 250.000 persone l’anno - che sta toccando l’Italia e che e’ partita dall’America degli anni Ottanta. Il primo risultato della ricerca Negroni/GPF, realizzata per indagare il popolo degli appassionati del cibo e del buon bere nel nostro Paese, ha gia’ di per se’ il senso di una scoperta tutt’altro che scontata. Gia’ s’intuiva che oramai la curiosita’ nei confronti del food & drink avesse valicato, nel nostro Pese, i confini di un rarefatto mondo di esperti e gourmand, ma questi numeri spingono a capire meglio cosa sta succedendo in Italia intorno a uno dei nostri vanti nazionali. Prima di procedere alla somministrazione di un questionario specifico a un target significativo di 1500 italiani che rientrano nelle caratteristiche del profilo foodies, GPF e’ andata a tracciare, appunto, questo profilo attingendo al proprio Food monitor che indaga da anni il rapporto esistente tra i nostri connazionali e il cibo. Con una predominanza maschile (65,% contro il 34,5% delle donne), concentrati in una classe di eta’ compresa tra i 25 e 54 anni, hanno un reddito medio-alto e titolo di studi superiore. Se la meta’ circa (53%) sono rappresentati da coppie con figli, la concentrazione e’ sopra la media tra i single e nelle coppie senza figli, con una concentrazione nel nordovest del Paese e una bassa penetrazione nel centro Italia. Secondo la mappa 3SC elaborata da GPF, si collocano nel quadrante dell’interesse per il sociale, assumendo un profilo d’impegno, d’amore per il nuovo, per l’arte e la letteratura. Fortemente interessati - molto di piu’ di quanto gia’ non accada per i non foodies - alle cene fuori casa, alla qualita’ nel cibo e del vino, al turismo enogastronomico, alle trattorie e all’aperitivo/happy hour, al mangiare etnico e alla polisensorialita’ del cibo. Danno importanza all’impressione che ricevono guardando, toccando e sentendo il profumo del cibo. Sono attenti alla qualita’ e non si abbandonano agli eccessi. Non sono ipocondriaci e ansiosi, sempre a dieta. E non stanno sempre a contare le calorie contenute in cio’ che mangiano. Sono per il pasto completo e fanno piu’ dei non foodies la prima colazione, attenti alla forma fisica, curiosi, sperimentalisti. Adorano internet, leggono libri, riviste di cucina e guardano i programmi dedicati al cibo in tv. Meno conservatori e tradizionalisti a tavola, considerano il mangiare “uno dei piaceri piu’ importanti della vita”. (AGI)
Red/Ett