(AGI) - Roma, 30 mar. - Come a Natale e a Capodanno scorsi, anche a Pasqua la crisi non morde. E cosi’ gli italiani, nonostante le difficolta’ economiche e i rincari al dettaglio per alcune produzioni tipiche (dolci come le colombe e la pizza pasquale, carne e alcuni tipi di salumi), non rinunciano alla tavola, alla tradizione e alle vacanze. Spenderanno 3,5 miliardi (il 5 per cento in piu’ rispetto all’anno passato) per i tipici pranzi e colazioni pasquali, con prodotti tradizionali e legati alle nostre terre (agnello, salumi, formaggi, ortaggi, frutta, dolci, uova, pasta, vini e spumanti). E circa 600 mila, dei 7 milioni che hanno scelto di fare le valigie per godersi questo periodo di festa, riempiranno gli oltre 18 mila agriturismi del nostro Paese che, cosi’, registrano il tutto esaurito dopo il calo (oltre il 6 per cento) di presenze del 2009. A sostenerlo e’ la Cia-Confederazione italiana agricoltori per la quale tra pranzi, gite fuori porta, vacanze in Italia e all’estero si prevede una spesa complessiva di 10 miliardi di euro (piu’ 12 per cento nei confronti dell’anno scorso). La Cia evidenzia che gli italiani ripartiranno in questo modo le spese per allestire i pranzi di Pasqua e di Pasquetta, dove sara’ un trionfo per i prodotti tipici: 520 milioni di euro per pane, paste e dolci; 690 milioni di euro per i formaggi; 840 milioni di euro per salumi, insaccati, agnelli e carni; 410 milioni di euro per ortofrutticoli (in particolare, carciofi, asparagi, radicchio) e per i legumi; 290 milioni di euro per l’olio d’oliva; 620 milioni di euro per vini e spumanti. Da non dimenticare, poi, le uova che durante questa settimana santa se ne consumeranno piu’ di 380 milioni, soprattutto per preparare i classici dolci pasquali, per una spesa complessiva che si aggira attorno ai 130 milioni di euro. Insomma, pur in presenza di una Pasqua piu’ “cara”, sulle tavole imbandite e nelle “scampagnate” per le cosiddette gite “fuori porta” del giorno di Pasquetta faranno la parte del leone, oltre ai tradizionali dolci (uova, colombe), i prodotti tipici e di qualita’ che costituiscono -afferma la Cia- un grande patrimonio per il nostro Paese. Non solo, pero’, Dop, Igp, Doc e Igt, ma anche quelli che hanno tradizioni profonde, un forte legame con il territorio e che non hanno ancora avuto il riconoscimento europeo. C’e', infatti, una ricerca, da parte degli italiani, di prodotti di “nicchia”, frutto della paziente e secolare opera dei nostri agricoltori. Da rilevare, inoltre, che la lunga schiera degli agro-vacanzieri -come afferma Turismo Verde, l’associazione agrituristica della Cia- non sara’ composta, come l’anno passato, per la stragrande maggioranza dai nostri connazionali, ma anche e soprattutto dagli stranieri (oltre il 25 per cento del totale). (AGI)
Red/Pgi
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